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Truffa delle orecchiette a Bari: indagini in corso dopo l’esposto. Sospetti sulla vendita di pasta industriale spacciata per artigianale.
BARI – La cosiddetta “guerra delle orecchiette” entra in una nuova fase. Dopo le denunce dei food blogger e i sospetti sollevati dai media, anche la procura di Bari ha deciso di fare chiarezza aprendo un’indagine per truffa. L’obiettivo è verificare se le famose orecchiette vendute ai turisti nei vicoli di Bari Vecchia siano realmente artigianali o se, come ipotizzato, si tratti di prodotti industriali camuffati da pasta fresca fatta a mano.
Truffa delle orecchiette a Bari: indagini in corso
Le indagini sono partite da un esposto presentato da Gaetano Campolo, amministratore delegato di Home Restaurant Hotel, portale dedicato al social eating. Campolo, lo scorso novembre, aveva incontrato le celebri pastaie di strada Arco Basso – la rinomata “via delle orecchiette” – tra cui Nunzia Caputo, figura di spicco della tradizione locale. Durante quell’incontro, Campolo aveva discusso con le artigiane delle modalità per regolarizzare la loro attività e aveva realizzato un video che, secondo lui, mostrerebbe una delle pastaie in possesso di confezioni di orecchiette industriali.
Ad alimentare i sospetti, il ritrovamento nei cassonetti di piazza Massari di cartoni provenienti da un pastificio di Altamura. I pacchi, destinati a un’attività situata proprio nella via delle orecchiette, contenevano confezioni di pasta tricolore, compatibili con quelle vendute come fresche ai visitatori.
Il caso delle orecchiette: le polemiche, lo sciopero e le cronache internazionali
Il caso delle orecchiette non è nuovo alle cronache internazionali. Le polemiche erano esplose già a novembre 2024, quando le pastaie avevano indetto un clamoroso sciopero per difendere la genuinità del loro lavoro, affermando che la pasta accusata di essere industriale fosse in realtà fresca, poi fatta seccare per facilitarne l’esportazione. Lo sciopero aveva attirato l’attenzione della stampa estera, con il Times che titolava: “Tensions boil over after pasta makers accused of fleecing tourists”. Non solo: le famose orecchiette erano apparse anche sulle pagine del New York Times e in spot di noti marchi come Dolce & Gabbana.
Corsi gratuiti per la sicurezza alimentare
Il Comune di Bari, nel frattempo, ha cercato di mettere ordine offrendo alle pastaie corsi gratuiti per la sicurezza alimentare. Un primo passo che sembra aver dato i suoi frutti: molte artigiane hanno iniziato a promuovere pratiche commerciali più trasparenti, come l’emissione dello scontrino e la dichiarazione degli ingredienti. Nunzia Caputo, simbolo di questa tradizione, ha aperto una bottega nella sua abitazione, dove ora vende non solo pasta fresca, ma anche orecchiette confezionate, presentate come “secche e pronte per partire”, oltre a conserve, sughi e merchandising a tema.
Le orecchiette di Bari: eccellenze del Made in Italy
Ora spetta alla magistratura stabilire la verità: si tratta di un’accusa infondata o c’è davvero chi specula sulla tradizione pugliese a danno di turisti e consumatori? Mentre l’indagine prosegue, le orecchiette di Bari restano al centro di un caso che mescola tradizione, business e polemiche, mettendo alla prova l’autenticità di una delle eccellenze del Made in Italy. La città resta divisa tra chi difende con orgoglio una tradizione secolare e chi chiede maggiori garanzie per i consumatori. Una cosa è certa: per Bari le orecchiette non sono solo pasta, ma un patrimonio culturale da tutelare.
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