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La partecipazione politica in Italia è in crisi: l’interesse per la cosa pubblica è diminuito, svuotando i partiti e allontanando i cittadini. È urgente rilanciare la democrazia partendo dai Comuni.
Nell’ormai lontano 2006 Celentano cantava «La situazione non è buona». Un brano-denuncia che evidenziava preoccupazioni e ad alzava il livello di allarme. Parafrasando il grande artista infatti “La situazione politica non è buona”. La crisi in termini partecipativi alla programmazione e gestione della cosa pubblica continua ad avanzare. Basta fotografare il già richiamato 2006 per rendersi conto di come, a quasi vent’anni di distanza, v’è stato un depauperamento di luoghi ove praticare l’azione politica.
I partiti, le associazioni, i club dove fare palestra di politica per prepararsi al meglio ad amministrare sono ormai vieppiù scomparsi. Mancando i luoghi vengono meno anche le persone. Se ne accorsero anche i grillini della prima ora, i quali provarono ad occupare luoghi chiamando le sezioni meetup, cercando così di portare un certo brio in una fase parecchio delicata della vita politica italiana, riuscendo in parte a portare comunque una ventata d’aria nuova. Sfuriate a parte, fare politica oggigiorno in Italia come in Calabria è difficile. Pare sempre più complicato infatti inserirsi in certi meccanismi di potere e gestione. Equilibri dove l’ago della bilancia è spesso mosso più da clan che da veri organismi democratici e partecipati.
DALLA PIAZZA AL SOCIAL: LA POLITICA IN ITALIA HA PERSO LA SUA ANIMA
Lo si vede plasticamente alle tornate elettorali, ad ogni livello. La minore partecipazione ha comportato competizioni elettorali smorte, vacanti di passione ed affidate a tecnicismi e ruffiani, curatori dell’interesse miope di bottega. Campagne elettorali curate con sterili sponsorizzate sui social, con apparizioni fantasmagoriche come il celebre video postato su TikTok da Berlusconi nel 2022; lontani dalle piazze, al più in qualche sala convegni con gente applaudente e tartine rinsecchite a fare da contorno su buffet con cui continuare a riempirsi gli apparati digerenti.
Viene quindi legittimamente da chiedersi perché bisogna invece spendersi in politica. Ovvero se la politica è capace di tornare ad essere petalosa, motivata a porsi ed imporsi, gettandosi via la cappa di provincialismo servilista che in più occasioni l’ha tristemente contraddistinta nei confronti di macro finanza e potentati economici. È un cortocircuito, a cui è assai difficile sottrarsi in quanto mancano i canali in cui inserirsi, gli spazi in cui provare a fare gruppo, relazionarsi, crescere, diventare. Nell’asfissia più totale le tornate elettorali sono comunque una boccata d’ossigeno per il sistema democratico. Sono infatti questi i mesi in cui in diversi comuni si preparano le liste elettorali, le candidature di aspiranti sindaci e consiglieri comunali.
In Calabria comuni importanti come Cassano all’Ionio, Lamezia Terme, Isola Capo Rizzuto e Rende, con ad accompagnarle a livello nazionale città come Genova, Matera e Ravenna vedono il rinnovo delle proprie assise. Saranno queste occasioni importanti in cui provare ad invertire la tendenza partecipando. Far sentire la propria voce, organizzarsi, fare sintesi e quando necessario imporsi. Passa da questi appuntamenti la possibilità di inserirsi nel contesto politico. Non tanto per farne parte, ma quantomeno per cercare di sgranchire un sistema arginato e sempre più granitico su posizioni di potere lontanissime dalla vita reale delle persone.
DALLA STIMA AL VOTO: IL PERCORSO VERSO UNA DEMOCRAZIA PIÙ AUTENTICA
Nelle candidature sincere e senza velleità di comando sta infatti la volontà di riprendersi sprazzi di dignità. É opportuno che chi è emancipato dal bisogno sappia riconoscere e sostenere chiunque provi con animo nobile a pensare, immaginare e programmare un futuro per la propria terra più roseo. Certo è che spesso alle nostre latitudini il voto serve a confermare o stipulare nuove clientele, ma è pur vero che in queste occasioni la cittadinanza è più ricettiva ed attenta su determinati argomenti che altre volte ahi-noi passano in secondo piano.
In queste ormai sparute occasioni di confronto e possibilità di praticare la politica sta la possibilità di godere della stima fra gli elettori, i quali anche quantunque non hanno possibilità di sostenere attraverso il voto, esprimono comunque una forma di vicinanza ai candidati attraverso apprezzamenti. Ed è dalla credibilità e dalla stima altrui che si può costruire una nuova e più fiorente partecipazione, che rappresenta una possibilità seppur remota, di provare ad innescare nuove possibili implicazioni positive. Stima anziché voti. Potrebbe essere riduttivo come risultato, ma volendo parafrasare Modugno, quale altrettanto grande cantautore con la sua “Meraviglioso”: Ti pare niente la stima?
* Emanuele Carnevale, esperto in Progettazione culturale per la partecipazione attiva e l’innovazione del territorio
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