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Giorgia Meloni con il presidente cinese Xi Jinping

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RITROVARE il magic touch nella missione in Cina portando a casa buoni accordi commerciali e, soprattutto, un dialogo diplomatico con Pechino che ne assicuri la collaborazione nei delicatissimi scenari bellici ai confini dell’Europa: ieri la premier Giorgia Meloni ha ricevuto a palazzo Chigi il presidente israeliano Herzog perché anche in Israele il tempo della guerra è finito e deve lasciare spazio alla diplomazia. Oggi, dopo il Consiglio dei ministri che licenzierà il disegno di legge sulla concorrenza, Giorgia Meloni partirà per la Cina. Un lungo viaggio – il ritorno è previsto il primo agosto – pieno di speranze, buone intenzioni commerciali e diplomatiche e, soprattutto, l’occasione per ricaricare le batterie della sua leadership uscita ammaccata e depotenziata dopo le trattative per la nuova governance europea. La presidenza di turno del G7 carica di ancora maggiori attese il viaggio della premier italiana.

IL NUOVO SCENARIO

È una visita di Stato rinviata da oltre un anno, preparata in questi mesi da un paio di visite di ministri italiani – Tajani nel dicembre ’23, Urso un mese fa, il ministro del commercio cinese Wang Wentao è stato a Roma a maggio – e che cade in un momento molto speciale. A fine del 2023 fu stracciato l’accordo della Via della Seta firmato dal governo Conte nel 2019. Da allora i rapporti commerciali Italia-Cina non hanno più avuto un quadro di riferimento. Intanto è cambiato l’ordine mondiale e sono aumentate le tensioni – Ucraina, Iran e area indo-pacifico – con la Cina che gioca un ruolo speciale tra Russia e Iran e l’Europa sempre più schierata con la Nato e gli Stati Uniti (fattore che non ha impedito a Francia, Germania e Spagna di firmare comunque accordi commerciali con Pechino prima dell’Italia).

Non solo: il viaggio di Meloni in Cina avviene poche settimane dopo il vertice del G7 in Puglia e della Nato a Washington in cui Pechino è stata definita «fattore decisivo» per la guerra Russia-Ucraina. Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri ucraino, Dimitri Kuleba, è stato in visita a Pechino, segno che anche Kiev riconosce alla Cina un ruolo speciale nella crisi ucraina. Questo il quadro di riferimento in cui si colloca la visita di Stato di Giorgia Meloni. E se il business resta l’obiettivo dichiarato della missione, grandi sono le attese anche sul fronte diplomatico. Palazzo Chigi ha evitato, questa volta, di fare briefing. Meglio lasciar fare ai padroni di casa. E allora vanno lette e analizzate con cura le parole della portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, che ieri a Pechino ha annunciato la visita della premier italiana. La Cina, ha detto, spera che la visita della premier italiana costituisca «un’opportunità per consolidare la tradizionale amicizia» con l’Italia, per «rilanciare comprensione e fiducia» e per «approfondire la cooperazione pratica e gli scambi tra popoli». Un viaggio con molti significati e molte attese.

MELONI IN CINA, INCONTRI E OBIETTIVI

Meloni parte oggi. Il primo appuntamento in agenda è previsto lunedì 29, quando con il premier del Consiglio di Stato cinese Li Qang aprirà i lavori della settima edizione del Business forum Italia-Cina ospitato sulla grande piazza Tienanmen. Sempre lunedì, al più tardi martedì, la premier incontrerà il presidente cinese Xi Jinping. Inutile dire che si tratta dell’incontro più delicato e più atteso. Quello dove Meloni vorrebbe giocarsi le carte più importanti, in chiave di riscatto europeo – la sua stella si è appannata dopo il no a von der Leyen – e anche come presidenza G7 per togliere Pechino dagli indugi e affidarle il ruolo di mediatore di pace tra Mosca e Kiev. E anche con Teheran. La Cina sta puntando molto sul suo ruolo diplomatico internazionale. Pochi giorni prima di Kuleba, Pechino ha ospitato i colloqui delle fazioni palestinesi di Hamas e Fatah. Il momento potrebbe essere quello giusto e Meloni lo sa bene. Ancora una volta soccorrono le parole della portavoce Mao Ning. «Cina e Italia, in quanto partner strategici, hanno mantenuto strette interazioni di alto livello e raggiunto risultati concreti nella cooperazione in diversi settori». Nonostante sia stata mandata in archivio “La Via della Seta”, «il costante sviluppo delle relazioni bilaterali è nell’interesse dei due Paesi e dei due popoli e contribuisce a promuovere gli scambi e la comprensione tra le due civiltà». L’auspicio è che la visita «possa facilitare il costante e duraturo sviluppo delle relazioni tra Cina e Italia e tra Cina ed Europa, rendendo un grande contributo alla pace mondiale, alla stabilità e alla prosperità».

Parole che sembrano dimostrare l’intenzione di Pechino di assumere il ruolo di Paese mediatore di pace. Ruolo che, ovviamente, non può prescindere dalla rinuncia di Pechino alle sue mire nell’area dell’Indopacifico. Washington, nonostante la campagna elettorale, tiene gli occhi puntati su questa visita.

MELONI IN CINA, LE INTESE COMMERCIALI

Dopo Xi Jinping e il premier Li Qiang, Meloni si sposterà a Shangai, dove incontrerà un astro nascente della politica cinese, il segretario del Partito comunista Chen Jining, ingegnere ambientale che ha studiato nel Regno Unito, fedelissimo di Xi, che in aprile ha incontrato il segretario di Stato Usa Antony Blinken. In calendario anche l’incontro di Meloni con il presidente del comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, Zhao Leji. Business, as usual, sarà al primo posto. L’elenco delle ditte italiane presenti al Business Forum vede insieme Piaggio e Iveco, Dolce e Gabbana e Prada, Eni e Snam, Intesa San Paolo, Generali, Pirelli e Fincantieri. Un elenco di 21 eccellenze italiane. È attesa la firma di importanti accordi bilaterali. Ma la diplomazia sarà il vero goal della missione. Con un occhio a Roma, nella speranza che i soci di maggioranza non inventino qualche crisi.


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