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Sono 67 i miliardi che l’Europa brucia a causa della tempesta di dazi sulle Borse. Milano perde il 3,4%, Francoforte il 3,3%. Scivola anche Wall Street: l’S&P500 in calo dell’1,8%. Trump: niente tariffe per chi delocalizza
Non erano promesse da campagna elettorale, il presidente Donald Trump aveva annunciato più volte che avrebbe cambiato le relazione commerciali con tutti i partner degli Stati Uniti, così è stato. Non era un bluff, anche Wall Street ne ha preso atto. Dopo un febbraio dal bilancio negativo, marzo è iniziato con un ribasso. Ieri l’S&P500 ha chiuso in calo dell’1,8%, la peggior seduta da inizio anno. Nasdaq -2,6%. . Il Ftse Mib di Milano ha perso il 3,41% a 37.736,16 punti, facendo scivolare l’indice sotto i livelli del 13 febbraio.
Non è andata meglio per il Dax di Francoforte, che ha perso il 3,32%. Male anche il Cac 40 di Parigi, in rosso dell’1,85% mentre il Ftse 100 di Londra ha perso l’1,2%, l’Ibex 35 di Madrid il 2,68% e l’Aex di Amsterdam scivola dell’1,76%. Gli investitori sono scappati via dalle azioni e si sono rifugiati sulle obbligazioni, il Treasury Note a dieci anni si è apprezzato, il tasso di rendimento è sceso a 4,14%, da 4,20%. I biennale è sceso sotto la soglia del 4%, a 3,93%. Lo spread è stabile a 106 punti
La scure è calata su Canada, Messico e Cina. A meno di ripensamenti dell’ultimo minuto entrano in vigore gli incrementi delle tariffe del 25% che Donald Trump ha minacciato da settimane contro tre dei suoi maggiori partner commerciali. Colpevoli, a suo avviso, di non aver fatto abbastanza per fermare il flusso di fentanyl e migranti verso gli Stati Uniti. Dal 2 aprile, invece, il presidente ha annunciato di voler colpire anche i prodotti agricoli. Sul suo social Truth, E, il tycoon ha anche annunciato che i dazi non colpiranno chi delocalizza.
Trump ha avvisato i “grandi agricoltori americani” di prepararsi a un aumento dalla domanda dei loro prodotti, per i quali non scatterà alcuna nuova tassa. Trump non ha offerto dettagli sui settori che saranno colpiti o se ci saranno delle eccezioni.
Non è neanche chiaro se rientrano nei dazi reciproci che intende imporre a tutti i partner commerciali, Ue compresa. Mentre le trattative dietro le quinte continuano, il Canada parla di “minaccia esistenziale”, annunciando di essere pronto a rispondere con tariffe per 155 miliardi di dollari canadesi sui prodotti americani. Quanto a Pechino, Trump ha in serata firmato un ordine che raddoppia al 20% le tariffe sulla Cina.
Alla vigilia del lancio dell’atteso piano Ue per l’automotive, è Ursula von der Leyen in persona a tendere la mano al comparto – stretto tra crisi di domanda e la minaccia dei dazi statunitensi – per rispondere alle richieste di maggiore flessibilità sulle multe che dovrebbero scattare quest’anno per chi non si adegua ai nuovi limiti.
“Proporrò questo mese un emendamento mirato al regolamento sugli standard di CO2” di auto e furgoni “per dare alle aziende tre anni” di tempo “invece dell’attuale conformità annuale”, ha annunciato la presidente della Commissione europea da Palazzo Berlaymont dopo un incontro con i rappresentanti del comparto, evocando “pragmatismo” per concedere “respiro all’industria” europea. Senza però fare passi indietro sul traguardo del 2035 – con lo stop ai nuovi veicoli a benzina e diesel – che dà “certezza” al settore.
Da quest’anno l’Ue ha abbassato a 94 grammi per chilometro percorso il limite massimo delle emissioni medie delle vendite di nuovi veicoli. Superare il limite significa rischiare di incorrere in multe salate che il comparto ha stimato in 15-16 miliardi per il 2025. La proposta dovrà passare al vaglio di Parlamento e Stati membri ma per il governo di Roma è già una grande vittoria che “salva il comparto” e accoglie le richieste di buona parte delle Capitali.
Un assist a Roma arriva da von der Leyen che promette di accelerare i “lavori sulla revisione del regolamento”, oggi prevista per il 2026, per sancire nero su bianco il principio di “piena neutralità tecnologica” nella transizione dei motori e che dovrebbe spianare una volta per tutte la strada ai carburanti sintetici, gli e-fuels, come richiesto dalla Germania.
In Asia Pacifico, sono intorno alla parità le borse della Cina: Shanghai Composite +0,1% e Hang Seng di Hong Kong -0,3%. L’apprezzamento dello yen penalizza l’azionario del Giappone: indice Nikkei di Tokyo -1,5%.Il petrolio, alla terza seduta consecutiva di ribasso, è sui minimi di medio periodo, Brent a 71,5 dollari il barile. Crolla il bitcoin: -2% stamattina a 83.700 dollari, ieri -9%.
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