Da sinistra il prof Costabile, Ciro Corona e la professoressa Rossi
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Ciro Corona, presidente di R-Esistenza Anticamorra a Scampia ha incontrato gli studenti di Scienze pedagogiche all’Unical
«Le mafie non devono prendersi il nostro futuro». Con questo monito rivolto agli studenti e alle studentesse dell’Università della Calabria, Ciro Corona, presidente di R-Esistenza Anticamorra a Scampia e fondatore dell’Officina delle Culture “Gelsomina Verde” (laboratorio educativo che opera nel cuore del Quartiere partenopeo), ha concluso, lunedì 24 marzo 2025, la giornata di studio organizzata dagli insegnamenti di Pedagogia della Comunicazione e di Pedagogia dell’Antimafia, attivi presso il dipartimento di Culture, Educazione e Società.
CIRO CORONA ALL’UNICAL
Corona ha incontrato gli universitari iscritti alla laurea magistrale in Scienze Pedagogiche discutendo di pedagogia trasformativa e educazione solidale. L’esponente dell’anticamorra partenopea è stato introdotto da Rossana Adele Rossi, docente di Pedagogia sociale e Coordinatrice dei Corso di Studio Unificato in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche all’UniCal, che ha sottolineato l’importanza di una pedagogia della cura, della relazione d’aiuto e del recupero educativo nel processo di formazione degli educatori e dei pedagogisti. Rossi ha poi insistito sulla necessità di lavorare compiutamente per un approccio laboratoriale che valorizzi ancora di più la dimensione trasformativa dell’educazione nella direzione dell’emancipazione civile e sociale.
IL TEMA DELL’ANTIMAFIA
Nel pomeriggio, di lunedì 24 marzo 2025, Corona si è confrontato con i ragazzi di Scienze dell’Educazione affrontando il tema dell’antimafia sociale, del riuso dei beni confiscati e della ri-territorializzazione educativa. A coordinare il seminario è stato Giancarlo Costabile, docente di Antimafia al DiCES, che ha evidenziato l’importanza di una pedagogia dei diritti di prossimità nel quadro di una forte critica alla ‘società dello scarto’, per come definita da Papa Francesco.
Il presidente di R-Esistenza ha inoltre raccontato nei due incontri avuti ad Arcavacata sia la storia del movimento anticamorra a Scampia sia il complesso cammino che ha portato alla nascita dell’Officina “Verde”, ripercorrendo anche le vicende delle sette Vele (oggi ne restano ancora due in piedi) e del loro degrado che hanno segnato profondamente l’immagine del Quartiere alla periferia nord di Napoli.
IL WELFARE “ALTERNATIVO” DELLA CAMORRA
In questo contesto territoriale caratterizzato storicamente dall’assenza dello Stato e gravato da una forte disgregazione sociale, la camorra è riuscita nel tempo ad organizzare un vero e proprio sistema di potere, un ‘welfare alternativo’ che garantiva lavoro e assistenza mediante l’industria della droga. Tuttavia, ha osservato Corona, Scampia, non è più, e da tempo, né la Gomorra delle fiction né la “terra del male” destinata a una dannazione eterna, ma piuttosto un laboratorio innovativo di pratiche orientate al cambiamento.
L’ANTIDOTO CULTURALE ALLA CAMORRA
L’antidoto alla cultura camorristica è rappresentato proprio dall’associazionismo di quartiere che a Scampia ha prodotto nell’ultimo decennio quasi 150 realtà attive nel contrasto ai poteri criminali. Tra queste soggettività sociali, un ruolo significativo lo riveste l’Officina delle Culture “Gelsomina Verde”, ideata proprio da lui, a poche centinaia di metri dalle Vele, perché è diventata dalla sua inaugurazione, luglio 2015, tra i più grandi campus dell’antimafia sociale del Paese.
La sfida culturale della comunità animata da R-Esistenza Anticamorra va nella direzione di costruire una economia solidale, spazi di inclusione (comunità per il recupero di detenuti e minori a rischio), reti di cittadinanza attiva (anche attraverso lo sport popolare), capaci di premere dal basso sulle comunità locali in modo da influenzare positivamente le politiche pubbliche in materia di beni comuni, diritto all’abitazione, riqualificazione degli spazi urbani e sociali, tutela dell’ambiente e valorizzazione dell’identità culturale dei territori.
CONTRASTO ALLA PEDAGOGIA DEL MALE
L’istruzione assume un ruolo chiave in questo processo di contrasto alla “pedagogia del male” di matrice mafiosa: «La nostra attenzione – ha concluso Corona – si è rivolta ai ragazzini che non frequentavano la scuola e che erano a rischio abbandono. Volevamo riportarli a scuola». Nasce così il nucleo di una scuola popolare per bambini e adolescenti che si pone sulla scia del messaggio pedagogico di don Milani a Barbiana.
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