X
<
>

L'ex boss pentito Antonio Cossidente

Share
2 minuti per la lettura

Clan Cossidente: confermate in Appello, con piccoli sconti, le accuse e le pene per la coca del boss pentito e dei suoi sodali


POTENZA – Regge l’accusa di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Un assolto, ma per un’ipotesi di truffa; un prosciolto per prescrizione; e pene ridotte per 3 dei 9 imputati. Confermate le condanne infilitte in primo grado, a gennaio 2021, per gli altri 4.
E’ questo il verdetto emesso ieri pomeriggio dalla Corte d’appello di Potenza nel processo per i per i giri di cocaina nel capoluogo gestiti dall’ex clan Cossidente tra il 2007 e gli inizi del 2010.
Il collegio presieduto da Rosa D’Amelio ha confermato la condanna a 7 anni e mezzo di reclusione, già scontati per la collaborazione con la giustizia, nei confronti dell’ex boss-pentito Antonio Cossidente, assistito dall’avvocato Antonio Di Nicco.

Confermate anche le condanne per i fedelissimi del boss: Michele Scavone (10 anni), assistito da Gaetano Basile; e Carmine Campanella, assistito da Gianfranco Robilotta. Come pure per il nocerino Amedeo Salvato (1 anni e 4 mesi), assistito da Andrea Vagito, ma soltanto per un’ipotesi di truffa ai danni di una compagnia di assicurazione dopo il furto simulato di alcuni capi d’abbigliamento da un negozio che di fatto sarebbe stato di proprietà di Scavone.

I giudici hanno ridotto le pene da 11 a 8 anni di reclusione per uno dei fornitori del clan indicati agli inquirenti da Cossidente, il boss di Africo nuovo Pietro Morabito, assistito da Pantaleo Chiriaco; da 7 a 5 anni di reclusione per il commercialista potentino Aldo Fanizzi (7 anni), assistito da Gino Angelucci; e da 6 anni a 5 anni e 8 mesi per Raffaele Pagano, assistito da Mimmo Stigliani.
Assolto con formula piena dall’accusa di truffa alla compagnia di assicurazione del negozio di Scavone, poi, Pasquale Giuzio, assistito dall’avvocato Chiriaco, che in primo grado era stato condannato a 1 anno e 4 mesi. Mentre per Alessandro Scavone, solo omonimo di Michele, la Corte ha riqualificato l’accusa di spaccio per la modica quantità di droga che sarebbe stata scambiata, e, per effetto della conseguente riduzione dei termini di prescrizione, ha dichiarato il non luogo a procedere.

L’inchiesta sui giri di cocaina del clan Cossidente era stata condotta dai militari del nucleo provinciale investigativo dei carabinieri, che in seguito avrebbero messo a fuoco anche la calcio-connection tra sport e malavita all’ombra dello stadio Viviani, e il monopolio della security imposto dagli uomini del clan nei locali notturni di mezza Potenza e provincia.
Gli investigatori hanno ricostruito i canali di approvvigionamento del gruppo e un giro molto esigente di consumatori “vip” del capoluogo. Così è venuto alla luce il patto stretto da Cossidente e soci con un noto rampollo delle ‘ndrine della locride, Morabito, parente del superboss Giuseppe detto “u tiradrittu”. Anche se in diverse occasioni i rifornimenti sarebbero avvenuti in Campania.
Le motivazioni della decisione della Corte d’appello verranno depositate nelle prossime settimane.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE