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Locanto, Mazzuca, Iacucci durante l'incontro con la stampa

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COSENZA – Per la città unica, la fusione di Cosenza, Rende e Castrolibero la data da segnare in rosso sul calendario resta il Primo febbraio ma bisognerà aspettare il 2027: tra due anni e una manciata di mesi si procederà allo scioglimento degli attuali tre consigli comunali e slitterebbe quindi l’iniziale previsione del primo febbraio 2025 indicata nella proposta di legge della maggioranza: è questo uno degli aspetti cardine del documento politico elaborato dal gruppo consiliare del Pd che oggi sarà presentato nella conferenza dei capigruppo in occasione della seduta del Consiglio regionale che attiverà le procedure per l’indizione del referendum consultivo da parte del governatore Roberto Occhiuto.

Lo hanno spiegato ieri in una conferenza stampa a Palazzo dei Bruzi i consiglieri regionali Mimmo Bevacqua e Franco Iacucci, il segretario provinciale del Pd Vitto Pecoraro, la presidente dell’assemblea provinciale degli iscritti Maria Locanto e il presidente del Consiglio comunale di Cosenza Giuseppe Mazzuca. C’è anche la benedizione del segretario regionale Nicola Irto e di Marco Sarracino responsabile del Mezzogiorno della segreteria nazionale del Pd.

Oltre allo slittamento dell’estinzione dei tre Comuni il documento pone come condicio sine qua non la vittoria del sì al referendum consultivo su base complessiva. Grande rilievo viene dato inoltre all’istituzione di una commissione che avrà il compito di coordinare e armonizzare i servizi prima della fusione. Inoltre, come evidenziato dagli stessi dem nella conferenza stampa, lo slittamento consentirebbe a Franz Caruso di concludere la consiliatura. Un particolare non di poco conto nell’ambito delle considerazioni prettamente politiche. Questo pomeriggio a Palazzo Campanella non ci dovrebbero essere colpi di scena visto che le interlocuzioni informali di questi giorni hanno già evidenziato una convergenza del centrodestra.

Si materializza dunque il fronte bipartisan sulla città unica. Mazzuca nel suo intervento preliminare si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa sulla primogenitura della città unica: «Ricordo a tutti che la prima proposta concreta per la fusione di Cosenza, Rende e Castrolibero risale al 2016 per iniziativa del Pd». Mazzuca, pur contestando l’iniziale «modus operandi» del centrodestra ha insistito sulla necessità di dare voce ai cittadini attraverso il referendum con la volontà popolare che supererebbe, in caso di vittoria del sì, le varie criticità, ivi compreso il blitz sulla legge ombibus che modificò la legge regionale sulle fusioni. «La città unica esiste già, dobbiamo gestire i processi e non subirli», ha spiegato Locanto. «Basta trovare mille scuse per non fare la fusione. Rispetto l’identità e lo spirito d’appartenenza ma questa è una sfida che necessita di coraggio», ha evidenziato Bevacqua che ha pungolato Occhiuto sulla necessità impellente di realizzare il nuovo ospedale. «Noi ci siamo. Se c’è una realtà in cui si possa parlare di città unica è senza dubbio l’area urbana di Cosenza», ha rimarcato Pecoraro.

«Il Pd deve essere protagonista della fusione. Non vorrei che i tanti “ma” sulla città unica altro non siano che degli alibi», ha detto Iaccuci. Quest’ultimo ha anche invitato a usare «con parsimonia» il termine “fascista” in merito alla proposta di legge ritenendola senza mezzi termini un’esagerazione. Al termine della conferenza stampa c’è stata l’inattesa incursione di Pierpaolo Iantorno del Comitato spontaneo cittadino di Rende contro la proposta di legge sulla fusione che ha avuto un acceso confronto con Iacucci. «Perché non votate no in Consiglio regionale? I cittadini sulla base di cosa dovranno esprimersi al referendum? È evidente che c’è un vizio di democrazia in questa proposta di legge regionale», ha affermato Iantorno.

Intanto nella giornata di ieri il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Davide Tavernise ha annunciato l’astensione nella seduta di oggi pur spiegando che il M5s non è contrario alle fusioni ma nella fattispecie contesta il metodo della maggioranza stigmatizzando contestualmente «l’ostruzionismo sulla richiesta di referendum sull’autonomia differenziata».

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